sabato 2 giugno 2018

Hai mai valutato un intervento psicologico online?



In questo ultimo periodo sto ricevendo diverse richieste di aiuto e supporto psicologico anche da persone lontane dal mio studio e dalla mia città, perciò propongo loro di valutare un intervento psicologico a distanza e quindi online. 
Scrivo questo articolo proprio per rispondere alle varie domande che mi vengono poste, cercando di darvi informazioni utili a riguardo.

Spesso mi viene chiesto: è meglio un intervento in studio oppure online?
In base alla mia esperienza professionale non vi è molta differenza. Questo lo deduco dall'efficacia e dal buon esito degli incontri e del percorso terapeutico con i miei pazienti/clienti.
Ma è anche ovvio che ci sono vantaggi e svantaggi.
Quando si decide di intraprendere un percorso online sicuramente all'inizio c'è molta diffidenza, poca praticità con il mezzo e disagio. Man mano che si prosegue con gli incontri le difficoltà iniziali tendono spontaneamente a svanire.
Tengo però sempre a precisare alle persone che mi contattano che è sempre bene informarsi prima su tutti i servizi che offre il proprio territorio e di cercare eventualmente i professionisti che ci sono nella propria zona e città. 

E' anche vero che alcune persone che vivono nella mia stessa città hanno deciso comunque di intraprendere un percorso online con me per vari motivi: 
- il lavoro ha orari incompatibili per svolgere costantemente gli incontri. Per questo si è molto più motivati ad effettuare gli incontri durante il tempo libero, oppure durante la pausa pranzo, oppure in un orario serale quando si torna a casa dopo la dura giornata di lavoro.
- per motivi fisici (di malattia temporanea ad esempio) oppure a causa di impegni/problemi familiari hanno difficoltà a raggiungere lo studio.

In ogni caso un intervento psicologico in studio garantisce un incontro vis a vis con il proprio terapeuta e quindi un maggiore contatto diretto e interpersonale. Inoltre in studio possono svolgersi più efficacemente alcune attività come quelle che spesso utilizzo anche io: tecniche di rilassamento, attività artistiche-creative-espressive. Attività che online è difficile o quasi impossibile mettere in atto. 
Proprio per questo, quando a contattarmi è una persona che vive o lavora nella mia stessa città e non ha particolari problemi a raggiungermi, consiglio vivamente di recarsi in studio per usufruire di tutti i vantaggi che offre un percorso terapeutico!

Perciò quando è opportuno scegliere una terapia online?
Se lo psicologo che hai scelto è lontano dalla tua zona o città e hai difficoltà a raggiungere il suo studio allora scegliere un percorso online è un'ottima scelta! 
Un percorso online è molto vantaggioso perché:
- Ti permette di risparmiare tempo ed eventuali costi di viaggio.
- Tutto quello che serve è solamente un computer e una connessione ad internet.
- Ti permette di collegarti dove vuoi tu, comodamente da casa o in un qualsiasi altro luogo che preferisci, purché ti garantisca riservatezza e privacy.

Come si svolgono gli incontri online?
Si svolgono come gli incontri in studio.
Solitamente io stabilisco una frequenza settimanale. L'incontro ha la durata di un' ora.
Si stabiliscono insieme giorni e orari in base alle reciproche esigenze.
In seguito si concordano insieme obiettivi e modalità degli incontri.

Che tipo di tecniche si utilizzano in un percorso online?
Tendenzialmente utilizzo gli stessi strumenti online e in studio.
Come ho già specificato prima, alcuni strumenti e attività non si possono utilizzare per ovvi motivi tecnici e di distanza fisica quali: tecniche di rilassamento, attività artistiche-creative-espressive.
Ma gli incontri online mi permettono in ogni caso di utilizzare tanti e vari strumenti che garantiscono comunque un intervento psicologico efficace per il paziente/cliente quali: il colloquio clinico, la terapia narrativa, la narrazione autobiografica, la scrittura creativa, il disegno, la fototerapia...

Gli  incontri online sono audio o video?
Gli incontri si possono svolgere attraverso mail, chiamate e videochiamate.
Per una maggiore efficacia degli incontri consiglio in questo caso di utilizzare Skype per una migliore qualità audio/video. Tendo ad utilizzare poco o quasi per niente mail o chiamate perchè li ritengo troppo riduttivi. Una videochiamata invece permette ad entrambi (paziente/terapeuta) di avere almeno un contatto visivo e uditivo.

Come effettuo il pagamento degli incontri? 
Anche la modalità di pagamento è ovviamente online, tramite bonifico bancario.
Tutte le relative ricevute e fatture verranno inviate tramite mail.
Tramite mail ti verranno consegnati anche tutti i moduli relativi al Consenso Informato e al Trattamento dei dati personali da firmare per poter proseguire il percorso.

Hai trovato tutte le risposte che cercavi?
Hai mai valutato di intraprende un percorso terapeutico online?



Per maggiori informazioni contattami pure!

320 6397160  - artecorpomente@live.it

Dott.ssa Margherita Giordano, psicologa clinica.





lunedì 21 maggio 2018

Quando una bassa autostima si riflette sul proprio corpo


E' molto facile e frequente che una BASSA AUTOSTIMA condizioni la percezione che si ha del proprio CORPO.

La scarsa stima che si ha di sè stessi, il non amarsi, il non accettarsi si proietta spesso verso il corpo, creando una vera e propria visione distorta e negativa del proprio corpo.

Il non accettare se stessi induce a non accettare neanche il corpo.
Tutte le emozioni spiacevoli vengono trasferite sul corpo, creando una relazione tormentata e sofferta con la propria fisicità.
Questo è molto frequente in adolescenza, quando la percezione del proprio corpo assume una valenza importante dovuto ai continui cambiamenti corporei e ormonali che subisce il corpo con la pubertà, non sempre consoni con gli stereotipi che ci offre la società. Soprattutto le ragazzine sono spesso ossessionate dalla magrezza e dalla perfezione.
Ma non è meno frequente che questo disagio e questa percezione negativa del proprio corpo si trascini anche in età adulta. Ho ascoltato molte storie, di persone che si guardano allo specchio e non si piacciono per niente, si percepiscono brutte, si vedono grasse, quando invece in realtà non lo sono affatto.

Questo non è un problema da sottovalutare o da sminuire perchè questa condizione può causare ulteriori disagi o alimentarne altri come ad esempio:

- Fobie sociali. Non frequentare luoghi pubblici proprio per la paura di essere osservati, giudicati, derisi. Questo può compromettere a lungo andare ad evitare le relazioni sociali, i rapporti interpersonali e quindi a preferire l'isolamento.

- Disordini alimentari. Fare diete estreme, digiuni per dimagrire velocemente, sfociando spesso a veri e propri disturbi alimentari, come l'anoressia o la bulimia.

- Autolesionismo. Procurarsi del dolore fisico ad esempio tagliandosi di proposito oppure sottoponendo il corpo a sforzi eccessivi oltre le proprie capacità. La sofferenza fisica quindi può divenire un modo estremo di auto-consolazione, assumendo una funzione "lenitiva" e di sollievo.

Ma perché quindi una bassa autostima si proietta sul corpo?
A volte risulta molto più facile accettare un corpo brutto che sentire di essere inaccettabili, incapaci, inadeguati. Quindi il corpo diventa lo strumento privilegiato per CONTROLLARE le proprie emozioni e per gestire il proprio disagio interiore.

L'immagine del corpo è qualcosa che il corpo costruisce nel tempo. E' un percorso costante e continuo che dura tutta la vita. Creare un rapporto equilibrato e armonico tra il nostro Sè e il nostro Corpo non è sempre facile e scontato. E spesso questo rapporto è tormentato se non abbiamo costruito una buona base di autostima.

Quindi COME COSTRUIRE UN'IMMAGINE CORPOREA MIGLIORE?
Tante sono le aree di intervento con l'obiettivo di:
  • aumentare la consapevolezza dei punti forti e dei punti deboli del proprio corpo
  • accrescere la consapevolezza tra l'immagine del sè corporeo idealizzato e quello esageratamente svalutante
  • capire le cause di questa percezione distorta e negativa
  • imparare a sentire e percepire il proprio corpo nella sua autentica fisicità, attraverso esercizi di consapevolezza sensoriale e corporea
  • scoprire quali sono quei rituali e quelle abitudini che si mettono in atto per evitare eventuali frustrazioni a causa della propria percezione corporea (ad esempio evitare di mettersi il costume al mare)
  • accrescere la propria AUTOSTIMA, affrontando i sentimenti di insoddisfazione e malessere relativi all’aspetto fisico, esprimendo sentimenti, emozioni, percezioni, pensieri negativi nei confronti del proprio corpo, sperimentando esercizi pratici per migliorare la stima di sè.
Attraverso un lavoro terapeutico e il supporto psicologico è possibile raggiungere questi obiettivi.
Lo spazio terapeutico è uno spazio non giudicate, è uno spazio di ascolto, di supporto, di condivisione dove puoi accrescere le tue consapevolezze e dove puoi imparare ad accettarti e ad Amarti. 

E tu che percezione hai del tuo corpo?
Cosa dici allo specchio quando ti guardi?

Raccontami...







giovedì 17 maggio 2018

Quanto incide il rapporto madre-figlio sull'autostima?


"...Mi sento inadeguato, mi sento a disagio, vorrei fare tante cose ma ho paura di farle, chissà cosa pensano gli altri di me, mi sento un fallito, non mi piaccio per niente, non valgo a nulla, non sono proprio capace..."
Questi sono solo alcuni esempi di pensieri autocritici di chi ha una bassa autostima.

Ma che cos'è l'autostima?
L'autostima è la stima che si ha di sè, l'amore per se stessi. 
E' il valore che diamo a noi stessi e alle nostre capacità. 
La parola autostima deriva appunto dal termine "stima", ossia la valutazione e l'apprezzamento di sé stessi e degli altri.
E' un processo di autovalutazione che si forma e si struttura durante tutto l'arco di vita.

Un legame profondo e amorevole durante la prima infanzia è la base fondamentale per la formazione dell' autostima.

Un legame profondo e amorevole è una relazione in cui il bambino:
- può soddisfare i suoi bisogni primari ed emotivi
- si sente ascoltato
- si sente apprezzato, incoraggiato
- si sente accettato per quello che è, non giudicato
- può esprimere liberamente le sue emozioni
- si sente sicuro e accolto


Molto spesso una bassa autostima può dipendere da una legame genitore-bambino inadeguato, in particolare ad incidere maggiormente è la relazione materna. 
Un legame madre-bambino dovrebbe instaurarsi dai primi mesi di vita, il cosiddetto periodo del "mondo-viso" che dura da due a sei mesi. Come afferma Stern, è un meravoglioso tempo relazionale, un tempo che accade prima che lui sappia parlare, camminare, esplorare. E' quel momento in cui gli occhi e gli sguardi si incontrano. Se il bambino non attraversa questa fase, perde qualcosa di fondamentale e prezioso. Il bambino si sente osservato, accolto, amato.
I mattoni fondanti dell'autostima si trovano nell'esperienza del neonato, prima ancora che diventi bambino. Ma che tipo di madre può incidere negativamente sull'autostima?


  • Una madre anaffettiva. La maggior parte delle madri si legano naturalmente al proprio figlio attraverso il fenomeno che Winnicott chiama "preoccupazione materna primaria", ma non sempre succede questo. A volte capita che le mamme siano depresse, stanche, senza energie, prive di sostegno, ansiose e questo non porta ad esiti positivi. Quando accade questo capita che bisogni anche primari del figlio non vengono ascoltati, accolti e né tanto meno soddisfatti. Ciò causa malessere e disagio non solo fisico ma anche emotivo del bambino. Una madre che non sa entrare in contatto, in relazione con il proprio figlio determina una percezione fallimentare che il bambino ha di sè. (come se dicesse: "deve esserci qualcosa di sbagliato o inadeguato in me se il mondo rimane indifferente alle mie sollecitazioni"). La scarsa emotività della madre incide negativamente sulla relazione duale e questo può compromettere anche l'autostima del bambino.
  • Una madre idealizzatrice. Ci sono madri che adorano i propri figli solo quando mostrano lati positivi, quando si mostrano dolci, affettuosi, felici, ma li rifiutano quando provano rabbia, quando sono lamentosi, capricciosi. Queste madri sono in grado di amare solamente la parte idealizzata del figlio, non il figlio reale con i suoi bisogni, esigenze, emozioni. Questo tipo di relazione madre-figlio può portare il bambino  a sentirsi indesiderato, rifiutato, indesiderabile. Il bambino si sente amato solo se è buono. I bambini che hanno interiorizzato ciò arrivano a percepirsi senza valore.
  • Una madre depressa. Può capitare che la depressione del genitore spezzi il legame positivo madre-bambino. Un madre depressa è una madre emotivamente inaccessibile, ma è in grado di comprendere il dolore e il senso di colpa nel non riuscire ad accudire suo figlio come vorrebbe, a giocare con lui, a coccolarlo. Ovviamente il bambino non è in grado di comprendere la depressione della madre, perciò potrebbe iniziare a colpevolizzare se stesso per questa mancanza di legame. Questo tipo di relazione è molto frequente in quella che conosciamo la depressione post partum. 
  • Una madre giudicante. Generalmente sono madri ansiose e insicure che rincorrono la loro mania di perfezione in tutto, quindi anche nel rapporto educativo con il proprio figlio. Un atteggiamento di questo tipo rinforza l'atteggiamento giudicante che la mamma ha verso il figlio. Tutto quello che fa il bambino quindi è sottoposto a giudizio, soprattutto quello che di negativo fa. Tutto questo limita il bambino nella sua libertà di  esprimersi, di dire, fare, agire, pensare conducendolo ad inibire progressivamente le sue emozioni, le sue azioni e le sue reazioni poichè teme sempre il giudizio altrui. Il bambino quindi interiorizza anche lui questa mania di perfezione per la paura del giudizio.
  • Una madre emotivamente iperprotettiva.  E' una madre che ama il proprio figlio attraverso un amore patologico. E' una madre che forse ama involontariamente troppo o in modo distorto il proprio figlio, E' una madre emotivamente invadente che protegge eccessivamente il proprio figlio, preservandolo da delusioni, da situazioni difficili, da emozioni negative che inevitabilmente dovrà affrontare nella sua vita. Un atteggiamento di questo tipo non permette al proprio figlio di sperimentare autonomamente il proprio spazio, di gestire le proprie emozioni, di instaurare relazioni, di esplorare il mondo. A lungo andare questo atteggiamento iperprotettivo influenza l'emotività del bambino, compromettendo la sua autostima anche in età adulta.
L’iperprotezione è un modo dell’adulto (madre) di esorcizzare le proprie paure riversandole sull'altro (figlio). Il bambino diventa quindi un "contenitore", una proiezione di ciò che egli vive a livello emotivo. 
La mania di controllo della madre spesso deriva da insicurezze molto profonde.
In questo modo il genitore depriva il proprio figlio dell'autonomia e delle capacità decisionali rendendolo schiavo della propria esistenza. A lungo andare, le difficoltà che inevitabilmente incontrerà nel suo percorso di vita, quando ad esempio arriverà il momento di allontanarsi da casa, lo condurrà ad una tangibile sofferenza e disagio con manifestazioni di ansia e depressione. 
L’autoaffermazione in età adulta sarà quindi molto più difficile.
E tu che tipo di madre hai avuto? Che tipo di legame hai vissuto con lei?
In quale tipo di legame ti riconosci?
Pensi di aver costruito una buona base di autostima?
Raccontami..

sabato 12 maggio 2018

Mamma



In occasione della festa della MAMMA ho pensato di offrirti un colloquio gratuito.
Se stai attraversando un periodo particolarmente stressante o hai bisogno di capire come gestire alcune criticità... Contattami per fissare un appuntamento, da domani e per tutta la settimana!

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Fb. Dott.ssa Margherita Giordano Psicologa - Arte Corpo Mente